Pillole di stile: l’esempio di Isabelle Allende

 

Stile è la capacità di rendere unica la propria narrazione, riconoscibile tra mille, acquisire uno stile personale è l’operazione principale che uno scrittore deve compiere, riconoscere la propria voce, imparare a gestirla, sfumarla, inserirla nelle pieghe della narrazione. E’ lo stile che ci fa amare uno scrittore. Lo stile di Isabelle Allende si distingue per quell’aura fantastica con cui intona la narrazione. Leggere le sue storie dà la sensazione di accarezzare la vita che vi scorre dentro. Come avviene in questo passaggio descrittivo in cui la schiava Zarité nel romanzo L’isola sotto il mare, ripercorre in pochi tratti l’immagine saliente della sua vita.

“Ieri sera sono stata nella piazza del Congo a ballare e ballare, senza pensieri nella testa, e oggi il mio corpo è caldo e stanco. La musica è un vento che si trascina via gli anni, i ricordi e la paura, quell’animale acquattato che mi porto dentro. Con i tamburi scompare la Zarité di tutti i giorni e torno a essere la bambina che danzava quando a malapena sapeva camminare. Pesto per terra la pianta dei piedi e la vita mi sale lungo le gambe, percorre lo scheletro, si impossessa di me, mi libera dall’inquietudine e mi addolcisce la memoria. Il mondo rabbrividisce. Il ritmo nasce nell’isola sotto il mare, scuote la terra, mi attraversa come un lampo e se ne va in cielo portandosi via le mie pene affinché Papa Bondye le mastichi, le ingoi per fasciarmi pulita e appagata. I tamburi vincono la paura. I tamburi sono l’eredità di mia madre, la forza della Guinea che è nel mio sangue. Nulla allora può sopraffarmi, divento devastante come Erzuli, loa dell’amore, e più veloce della frusta. Tintinnano le conchiglie alle mie caviglie e ai polsi, domandano le zucche, rispondono i tamburi djembe con la loro voce di bosco e i timpani con la loro voce di metallo, invitano i djun djun che sanno parlare e rimbomba il grande maman quando lo colpiscono per chiamare i loa. I tamburi sono sacri, tramite loro parlano i loa.”

Un’altra caratteristica dello stile della Allende è l’abitudine di inserire racconti fantastici nella narrazione come avviene per raccontare la storia di Pedro de Valdivia nel romanzo Inès dell’anima mia

” I suoi avi erano scesi dalle montagne per stabilirsi in Estremadura. Era cresciuto sentendo raccontare da sua madre le imprese dei sette fratelli della Valle dell’Ibia, i Valdivia, che avevano fronteggiato in un cruento combattimento un mostro spaventoso. Secondo l’ispirata matrona, non si trattava di un drago comune – corpo di lucertola, ali da pipistrello, due o tre teste di serpente – come quello di san Giorgio, ma di una bestia dieci volte più grande e più feroce, vecchia di molti secoli, che incarnava la malvagità di tutti i nemici della Spagna, dai romani agli arabi fino ai perfidi francesi, che negli ultimi tempi osavano mettere in discussione i diritti del nostro sovrano. “Riesci a immaginarti, figlio mio, noi che parliamo francese!” intercalava spesso la nobildonna nel racconto. A uno a uno i fratelli Valdivia erano caduti abbrustoliti dalle fiammate che il mostro sputava o squarciati dai suoi artigli da tigre. Quando ormai sei erano morti e la lotta sembrava perduta, il più piccolo dei fratelli, che ancora si reggeva in piedi, aveva tagliato da un albero un grosso ramo, ne aveva affilato le estremità e l’aveva introdotto nelle fauci della bestia. Il drago aveva iniziato a contorcersi dal dolore e i suoi terribili colpi di coda avevano diviso la terra sollevando un polverone che era giunto fino in Africa. Allora l’eroe aveva impugnato la spada a due mani e gliel’aveva conficcata nel cuore, liberando così la Spagna. Da quel ragazzo, valoroso tra i valorosi, per diretta linea materna discendeva Pedro e due trofei ne erano la testimonianza”

Il suo affascinante stile narrativo che fonde la realtà con la fantasia, le leggende e i sogni, si può scorgere l’influenza del “realismo magico“, una tecnica descrittiva in cui il realismo si fonde con la rappresentazione di episodi soprannaturali osservati con lo sguardo distaccato di chi è abituato a certe visioni e non vi avverte nulla di macabro.  Il suo romanzo più famoso: “La casa degli spiriti“ ne è un esempio evidente.

Quello della Allende è in definitiva l’esempio di uno stile fluido e avvolgente. Riconoscere le caratteristiche stilistiche degli autori per cercare  la propria voce è un esercizio utilissimo.

 
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