Alcune combinazioni tra persone e tempo verbale

 

Uno scrittore usa diversi strumenti per catturare l’attenzione del lettore, l’abbinamento  tra persona e tempo verbale è uno di questi: un’ abbinamento classico è quello tra terza persona e passato remoto, così abituale, così scontato in una storia che non gli si dà importanza. Una combinazione così invisibile è l’ideale per le storie intricate, forti, con tanti colpi di scena e avventure: così l’attenzione di chi legge non si distrae dalla trama, l’azione procede rapidissima… e di persona e tempo verbale non si accorge nessuno. Ci siamo così abituati a questa combinazione da averla resa un passe-partout.

L’esempio che riporto di seguito è tratto dal libro Eragon di Cristopher Paolini:

Un Urgali torreggiava su di lui, il muso deformato da un ghigno perverso . Il mostro era alto, massiccio, più grosso di una porta, con la pelle grigia  e gialli occhi porcini. Muscoli possenti gli gonfiavano le braccia e il torace, coperto da una corazza troppo piccola. Portava un elmo di ferro, dal quale spuntavano le due corna da ariete che gli crescevano dalle tempie, e con un braccio reggeva uno scudo rotondo. Impugnava una spada corta e ricurva.

Dietro di lui Eragon vide Brom tirare le redini di Fiammabianca per tornare indietro. Ma il vecchio venne bloccato dalla comparsa di un secondo Urgali, armato di ascia. L’Urgali davanti a Eragon ruggì e roteò la spada con ferocia . Eragon si sottrasse ai colpi con un urlo di terrore e sentì il sibilo della lama che gli sfiorava la guancia. Si voltò e cominciò a correre verso il centro di Yazuac, col cuore che gli batteva fortissimo.

L’Urgali lo inseguì; i suoi pesanti stivali rimbombavano sul selciato. Eragon lanciò a Saphira un disperato grido di aiuto, poi si costrinse ad andare più veloce. L’Urgali guadagnava terreno, malgrado gli sforzi di Eragon: le grossi fauci si spalancarono in un muto bramito. Con L’Urgali ormai alle costole, Eragon incoccò una freccia, si volse di scatto, prese la mira e scoccò.. L’Urgali tese il braccio e ricevette la freccia vibrante sullo scudo. poi piombò su Eragon prima che avesse il tempo di incoccare ancora, e i due caddero a terra in un groviglio di membra.

Una combinazione meno usuale nell’uso dei tempi verbali è quella tra la terza persona e il tempo presente. L’effetto che ne deriva è più veloce, accelera il ritmo: e il racconto diventa contemporaneo il ritmo: e il racconto diventa contemporaneo; inoltre i verbi al presente sono più svelti, più corti rispetto a quelli al passato remoto e si leggono più in fretta.

L’esempio che riporto è tratto dal Romanzo di Carmen Covito, La bruttina stagionata

Le è venuta una facci da scema. Non se n’era accorta, l’ha vista stamattina nello specchio del parrucchiere , mentre una delle ragazze le asciugava i capelli a spazzolate, e l’estetista intanto era lì ad avvolgerle al collo una salvietta per prepararla alla depilazione: li chiamano “ i baffetti” , loro, con innocenza brutale, e invece lei ha girato sempre attorno a quest’ombra nerastra e fastidiosa tra naso e labbra senza avere il coraggio di nominarla. “Mi faccia la ceretta qui, per favore” dice. Normalmente, se la fa lei da sola a casa, ogni quindici giorni, riscaldando sul gas il pentolino di alluminio leggero che è compreso nel prezzo della confezione e dopo un paio di volte ha già bell’ e che perso il manico.

Un accostamento interessante e insolito è rappresentato dalla prima persona e il passato prossimo. Nella narrativa contemporanea la prima persona si usa spesso poiché aiuta il lettore ad identificarsi col personaggio. Il passato prossimo invece è un modo verbale impegnativo, intanto perché nel linguaggio usuale non è molto ricorrente  e poi perché in una narrazione non passa inosservato. L’effetto che si ottiene pertanto è quello di attirare l’attenzione su un punto specifico della narrazione.

L’esempio che riporto è tratto dal libro di Guido Bagatta,  La mia vita bassa

Freddy mi ha preso per mano, chiedendomi dove volevo il tatuaggio e come lo volevo.

Sulla spalla destra, una rosa blu, come quella che ha lei”.

La Marti ha tirato su la manica della maglietta che copriva la rosa e gliel ‘ha mostrata.

“Non è semplicissima” ha detto, “soprattutto se la vuoi identica. La tua amica  dovrà starmi davanti, con la spalla coperta per tutto il tempo del lavoro”.

La Marti ha detto che non c’era problema, mentre io cominciavo ad avere paura.

“Fa male, vero?” ho chiesto.

“Un po’ sì ha risposto lui, “ma la tua amica ti avrà già detto tutto. Posso iniziare?”

Gli ho detto di sì muovendo la testa. Tenevo gli occhi chiusi perché non volevo vedere.

 

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