I personaggi narrativi e i meccanismi di difesa individuati dai classici della psicologia

 

Quando un autore pensa ai suoi personaggi li immagina come presone reali, persone con cui dialoga e con cui litiga, a volte, e quanto più reale è il suo dialogo con loro tanto più veritieri saranno i personaggi che rappresenta, personaggi plastici capaci di coinvolgere il lettore, nessuna trama infatti sarà mai avvincente se non avviene l’identificazione con un personaggio.

A tal proposito può venire in soccorso la  psicologia,  tanti autori studiano le teorie psicologiche per descrivere la vita interiore dei personaggi, talvolta alcuni di loro partono da un carattere psicologico su cui successivamente plasmano la figura del personaggio. Si pensi all’influenza della psicoanalisi sui romanzieri del primo Novecento da Joice a Svevo.

Avete mai pensato ai meccanismi di difesa che comunemente mettono in atto le persone quando si trovano in una situazione di difficoltà emotiva? Eccone alcuni che riportano agli autori classici:

Rimozione: esclusione dalla coscienza di rappresentazioni, desideri, fantasie o sentimenti inaccettabili connessi a una pulsione il cui soddisfacimento sarebbe in contrasto con altre esigenze psichiche e giudicato pericoloso. Svolge la sua azione sia escludendo dalla consapevolezza ciò che è già stato sperimentato a livello conscio, sia esercitando un controllo su idee e sentimenti prima che questi raggiungano la consapevolezza.  La rimozione può verificarsi in qualsiasi momento della vita e non implica necessariamente un esito patologico, anzi è funzionale alla semplificazione della nostra vita quotidiana.

Regressione: difesa da un’angoscia attuale mediante tecniche di gratificazione che appartengono ad uno stadio psichico precedente o infantile. Ritorno a un livello di sviluppo e di funzionamento mentale più antico e primitivo.  La regressione dell’Io è il ritorno a modalità di funzionamento mentale tipiche di un periodo precedente. Le cause della regressione sono molteplici, ma tutte legate a delle pressioni interne ed esterne: momenti di difficoltà, sentimenti spiacevoli (ansia, colpa, frustrazione), eventi di natura fisica (malattia, stress). Il ritorno simbolico a periodi in cui ci sono state esperienze piacevoli e soddisfacenti permette al soggetto di evitare la situazione critica.
Formazione reattiva: trasformazione di un desiderio o impulso inaccettabile nel suo opposto. Questo meccanismo si sviluppa a partire dal periodo di latenza per neutralizzare gli impulsi aggressivi o libidici. Essa è parte integrante dell’organizzazione del carattere dell’individuo. Diventa patologica quando si presenta in forma rigida ed esclusiva, accompagnata da sofferenza nel caso in cui non si riesce a mettere in atto i comportamenti reattivi. Ad esempio, le esigenze di pulizia eccessive sono una formazione reattiva dal desiderio massiccio di sporcare.

Isolamento dell’affetto: separazione del pensiero o dell’esperienza sgradevole dalla sua carica affettiva. Un ricordo traumatico può essere facilmente richiamato alla mente ma è privato dei sentimenti concomitanti eccessivamente intensi. L’isolamento priva il pensiero della sua forza motivazionale e quindi dello scopo: le idee sembrano estranee, l’azione si oppone e il senso di colpa può essere tenuta a bada. La rappresentazione rimane cosciente, seppur disturbante, poiché è privata di ogni connessione emotivamente carica. L’isolamento può verificarsi in condizioni normali quando alcuni contenuti ideativi (morte, sessualità, aggressività) sono talmente angosciosi e angoscianti da obbligare il soggetto a prendere una distanza affettiva. Nella patologia, tale meccanismo si ritrova in particolare nella nevrosi ossessiva.

Annullamento retroattivo: annullamento di pensieri, parole, gesti o azioni mettendo in atto comportamenti e pensieri dal significato opposto, con valore espiatorio. Processo attivo consistente nel compiere un’azione, gesto o rituale per cancellare magicamente atti o pensieri sentiti come inaccettabili in quanto legati a rappresentazioni disturbanti. Alla base vi è il pensiero magico, in un’azione simbolica viene agita per capovolgere o cancellare un pensiero o un’azione compiuti, come se non fossero mai esistiti o accaduti. L’annullamento è un meccanismo molto regressivo, in quanto come nel bambino piccolo, opera a livello dell’onnipotenza magica del pensiero e dell’azione.
Introiezione: processo inconscio attraverso il quale un oggetto esterno viene simbolicamente preso dentro di sé e assimilato come parte di se stessi. Consiste nella assimilazione della rappresentazione dell’oggetto, nella rappresentazione del Sé, rendendo così indistinti e confusi i confini tra la rappresentazione del Sé e dell’oggetto. Di conseguenza il soggetto può avere dubbi circa la propria identità e separatezza. Nel bambino si tratta di un movimento elaborativo ed evolutivo che consiste nel far entrare una quantità sempre maggiore di mondo esterno all’interno dell’apparato psichico. Il bambino fa sue, assimila i suoi genitori con i loro divieti, regole e valori. Differentemente nell’adulto, l’introiezione può dar luogo alla creazione di fantasmi vissuti come esterni al Sé.
Proiezione: attribuzione ad altri di un proprio aspetto ritenuto negativo, per cui il soggetto può biasimarlo in altri ritenendosi immune. I propri impulsi e sentimenti inaccettabili sono attribuiti al mondo esterno, e di conseguenza percepiti come appartenenti ad un’altra persona. La proiezione agisce in ogni momento della vita psichica, sia in fasi molto primitive dello sviluppo infantile, sia in fenomeni non patologici (animismo e superstizione). Diventa evidente e patologica quando comporta una perdita dell’esame di realtà come nella paranoia.
Rivolgimento contro se stessi: processo difensivo che non impedisce a pulsioni e impulsi di accedere alla consapevolezza (come fa la rimozione), ma sposta l’oggetto della pulsione dall’esterno all’interno, dall’altro al Sé. Si manifesta in maniera evidente nel masochismo, nella depressione o in forme meno gravi, autolesionismo, facilità agli incidenti. In questo modo, rimangono oscuri al soggetto sia l’identità dell’oggetto a cui era rivolta originariamente la pulsione, sia il sentimento correlato ad esso.

Scissione: separazione dell’oggetto in virtù della sua ambivalenza in modo da poter dirigere sulle parti scisse gli opposti sentimenti che ispira. Processo inconscio che separa attivamente i sentimenti contraddittori, le rappresentazioni di sé e degli oggetti “buone”, costituite sotto l’impulso della libido, da quelle “cattive”, costruite sotto l’impulso dell’aggressività.  E’ in generale considerata la difesa basilare e principale della psicosi, della patologia narcisistica e degli stati limiti e contribuisce massicciamente a compromettere l’esame di realtà.

Dal caso più semplice a quello più complesso questi meccanismi offrono spunti di analisi e  e di ispirazione per l’ideazione di un personaggio. Ci si può soffermare su uno solo di essi qualora si scelga un comportamento patologico oppure sperimentare sul proprio personaggio uno di quegli atteggiamenti meno complessi che si manifestano nella vita quotidiana.

Perché il passaggio definitivo consiste proprio in questo tutto ciò che vi è di scritto dalle conoscenze psicologiche a quelle narrative deve divenire quotidiano.

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