I dettagli narrativi: un ricamo di parole

 

Cos’ hanno di meraviglioso i classici?

Non deludono mai, che ti piacciano o meno hanno sempre qualcosa da dirti, un messaggio da sussurrarti all’orecchio. Un messaggio capace di assumere sfumature diverse e di sfidare il tempo, di presentarsi con uno stile capace di rendere intenso anche il dettaglio più insignificante.

Questa riflessione mi viene in mente dopo aver letto Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler, romanzo ambientato nella Russia dei tardi anni Trenta, durante l’imperversare delle “purghe staliniane”. Il protagonista Rubasciov ex commissario del popolo è rinchiuso in carcere in attesa di un processo per atti controrivoluzionari. All’improvviso è egli stesso vittima di un meccanismo da lui stesso perseguito per anni, la fedeltà al partito lo ha indotto a tradire compagni e amici, rinnegando ogni principio morale. Tra questi una donna che egli ha amato, di un amore  tratteggiato dall’autore in pochi dettagli, lasciato quasi in sospeso per essere colmato dall’immaginazione del lettore. Lo sbocciare dell’amore, così come il consumarsi della  tragedia si svolgono senza clamori, come se fossero appena sussurrati. Questa resa immaginativa è possibile grazie a quella che definivo per l’appunto l’attenzione ai dettagli.

Con queste frasi si apre la scena dell’attenzione del protagonista verso la donna e l’avvio della loro relazione.

“Ogni giorno ella si sedeva nella propria poltroncina dinanzi alla scrivania, con la sua solita camicetta ricamata, il seno giunonico, ripiegato sul taccuino, la testa china, gli orecchini penduli parallelamente alle guance. [...] Poiché egli sempre dettando andava e veniva  per la stanza, la vedeva di solito di spalla o di mezzo profilo, e la cosa che rammentava più chiaramente  era la curva del collo lievemente piegato. Dietro, il collo  non aveva lanugine e non era raso; la pelle era bianca e liscia sopra le vertebre; sotto, sull’orlo della blusa bianca, apparivano i fiori ricamati”.

Come un filo conduttore il dettaglio del “collo” si srotola tra le pagine e conduce il lettore fino all’epilogo finale.

“pochi minuti dopo l’Arlova entrò in ufficio. si sedette, come sempre, con indosso la camicetta ricamata, sulla sua sedia davanti alla scrivania, lievemente curvata in avanti. Rubasciov andava su e giù alle sue spalle, con sempre dinanzi agli occhi il collo di lei leggermente piegato e la pelle era un po’ tesa sulle corde del collo. Egli non riusciva a distogliere lo sguardo da quella porzione di pelle e sentiva un malessere che diventava un vero e proprio male fisico. Non voleva abbandonarlo il pensiero che lassù i condannati venivano giustiziati con una scarica dietro il collo”.

Tutto ciò che accade si intuisce, non ci sono dialoghi o descrizioni di fatti ma piuttosto omissioni di discorso, descrizioni di dettagli che suggeriscono al lettore di ricostruire scene , fatti, circostanze.

Un bravo narratore non dimentica mai i dettagli, li intreccia come in un ricamo e ne ritrova il filo anche a distanza.

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