Intervista ad Alessandro Cascio

 

Cittadino del mondo, trasferisce il suo spirito errante in varie arti: la musica, la sceneggiatura, la letteratura. Ironico, irriverente e turbolento.

Per saperne di più visitate il suo blog

 http://shovinskij3.giovani.it/

 

1) Che cosa è cambiato nella tua vita dopo la pubblicazione del tuo libro? Cosa ti ha donato questa esperienza?Ha tolto senza dubbio all’editoria quell’aura mistica che uno scrittore gli attribuisce quando è ancora uno scribacchino in erba e legge di Lawrence Ferlinghetti e la sua City Lights, di John Martin che ipotecò casa per pubblicare Charles Bukowski o della stima che aveva Arturo Bandini per Henry Louis Mencken. Questo è cambiato nella mia vita, ti accorgi che chi ha in mano l’editoria non ne capisce poi tanto più di te e fa discorsi come “questo è poco vendibile”, “dobbiamo trovare un titolo più commerciale”, “dobbiamo mettere una copertina bianca perché le copertine chiare attirano l’attenzione del lettore”.
Nella realtà doveste amare più il vostro avvocato che il vostro editore, è lui che costringerà l’editore a pagare quando ti parlerà del fatto che “c’è crisi, la gente non compra”.
Questo però mi ha aiutato a concentrarmi più sulla scrittura e a non pensare alla pubblicazione come a qualcosa di necessario per sentirmi davvero artista.

2) C’è sempre una prima volta, un inizio che si perde nella memoria, che cosa ti ha spinto a pubblicare?Il primo romanzo però, lo pubblicai per caso. Scrivevo delle lettere a una mia amica di penna molto tempo fa, mi stancai presto di comunicare con il solito “Cara Serafina” e cominciai a scriverle un romanzo. Erano i tempi in cui vivevo a Londra e suonavo nelle metro per tirare su due soldi, avevo molto da dire a quei tempi. Serafina, che non ho mai conosciuto nella realtà e che adesso non ho idea di che fine abbia fatto, lo mandò a un concorso letterario senza dirmi nulla e quelli dopo pochi mesi mi risposero che avevo vinto una pubblicazione. Accettai il premio, ovviamente. Tempo dopo cominciai a lavore per un regista romano, quello mi disse che avevo bisogno di “qualcosa fuori” per poter essere credibile e poter firmare le mie sceneggiature, così scrissi un romanzo ambientato in Italia (era essenziale per essere commerciale) in due settimane circa, lo mandati a un editore e quello lo accettò. Dopo qualche anno un altro editore emergente mi chiese se avevo un romanzo da dargli, per far partire in quinta la casa editrice. Gli mandati una storia pulp con la prefazione dell’inventore dello Spaghetti Western e sceneggiatore di C’era una volta in America, Ernesto Gastaldi. Quindi le mie pubblicazioni non sono mai state davvero volute, non me ne frega nulla tutt’ora a dire il vero, come dice un mio collega: “Cascio è pazzo, strappa contratti per nulla, cose che gli altri camminerebbero scalzi sui ceci, per averli”. E’ vero, Dio da pane a chi non ha i denti. E’ sempre così nell’editoria, lo dico per scoraggiare chi ha deciso di scrivere un romanzo e pubblicarlo: ci sono un mucchio di call center pronti a pagare di più per un quarto dello sforzo.
Solo da qualche anno ho iniziato a concentrarmi sul lavoro, dopo aver conosciuto gli agenti della Martin Eden di Firenze, tra i migliori agenti italiani, quelli del Divoratore, per capirci. Mi amarono come John Martin amava Bukowsky, capii che con tutta quella roba ci si potevano fare i soldi e allora sono diventato un “pubblicatore assiduo”. E poi l’Italia ha bisogno di scritture ironiche e sincere, forti e ben fatte, lo faccio per gli italiani, amo la mia nazione.

3) Che differenza credi ci sia tra l’autopubblicazione e la pubblicazione con case editrici?L’autopubblicazione non ha meriti, è come per un medico stamparsi la laurea ed esercitare. Credo che in qualsiasi disciplina artistica il merito sia la cosa più importante. Se però sei uno che ha avuto molti meriti in carriera, allora puoi autopubblicarti per far più soldi, o perché ti piace la copertina nera nonostante non attiri l’attenzione del lettore o perché vuoi darti a un genere meno commerciale o vuoi parlare di argomenti scomodi come “Dormire in un’amaca dell’Ikea”, “Mangiare a testa in giù”. Quelli sì che sono argomenti scomodi. Un aspirante scrittore che non ha mai pubblicato con editori non a pagamento, riviste, che non ha fatto la gavetta, non dovrebbe autopubblicarsi, dovrebbe essere illegale come per un premier farsi una sedicenne, ma sappiamo bene che la gente continua ad editare a pagamento e i premier continuano a farsi le sedicenni. L’editoria a pagamento crea un caos enorme, non solo nessuno compra i tuoi libri e se li compra perde la fiducia nella scrittura, ma ridicolizzi il mestiere dello scrittore perché dai l’idea che sia un cosa accessibile a tutti. In realtà lo è, vista la merda che si pubblica in Italia, ma se fai questo mestiere devi far credere che non lo sia per sbaragliare la concorrenza. Non basta conoscere l’italiano per scrivere un romanzo, così come non basta conoscere le scale per esibirsi in un concerto alla scala.

4) Cosa hai fatto personalmente per publicizzare il tuo libro (invio del testo a riviste online e cartacee: indicare quali; presentazioni: indicare dove; creazione su facebook di una pagina fan; interviste radiofoniche presso quali emittenti ecc)All’ultima presentazione di un mio libro a Modena al posto mio c’era un cartello con le facce di alcuni autori della compagnia dei salotti televisivi con su scritto: “Laddove lo scrittore ha bisogno dell’immagine per imporsi, la parola scritta ha perduto ogni significato, ogni motivo d’esistere.”
Ho venduto la stessa quantità di romanzi che vendo di solito quando mi siedo e parlo a un mucchio di gente di quanto mi porto bene i miei 34 anni e di come trovo davvero irritante la pubblicità su youtube. Non ha senso spiegare un libro, io non ho mai spiegato nessun mio libro e se l’ho fatto ho inventato tutto. In realtà quando scrivi ti concentri su quel che scrivi, non ti metti lì a pensare “cosa vuoi dire con quella frase o con quella storia”, sono cose che si inventano sul momento quando un giornalista ti chiede: “Cosa volevi comunicare con quel romanzo?”
“Non so, che ho bisogno di soldi e non mi va di lavorare?”
Le riviste on line sono divertenti e facili e poi sono molto utili. Io almeno, prima di comprare un libro, mi informo, cerco di capire cosa ne pensa la massa. Se alla massa piace, non lo compro. In italia ci sono delle belle riviste, ma il modo per pubblicizzarsi è sempre il racconto, la scrittura. Non c’è bisogno che qualcuno scrive che sei bravo a scrivere, devi dimostrarlo. Io scrivo da anni per una quantità abnorme di riviste letterarie, ma soprattutto collaboro in pianta stabile con UT di Massimo Consorti, biografo di Carlo Delle Piane, l’unico in gradi di mettermi alla prova sempre chiedendomi racconti su argomenti assurdi. Se siete scrittori dovete fare il vostro mestiere, che è quello di scrivere, la pubblicità lasciatela a chi non è in grado di fare un cazzo. Ogni editore ti procura delle interviste e delle presentazioni. Mi sono divertito parecchio a Radio Montecarlo, Radio Rai, ma anche nelle radio locali, le radio sono molto vicine alla letteratura, non c’è immagine ma solo parole, ti danno quel senso di dopoguerra che tutta l’arte letteraria dovrebbe avere. Ho un sito privato e un profilo Facebook, ma più che propagandare i romanzi propagando me stesso e qualsiasi scritto, perché io credo che per essere un bravo scrittore devi essere bravo a vivere ed è l’uomo che conta, prima della sua scrittura. Io conosco la storia di tutti gli scrittori che leggo, voglio che anche i miei lettori facciano lo stesso con me. Lo sapevate che un’amica di Dave Eggar ha avuto una piccola parte nel film Dangerous Mind e poi è morta?

5) Quali consiglio daresti a chi sta per la prima volta affrontando il suo pubblico durante una presentazione per superare il blocco della parola?

Cercate l’uscita più vicina e fuggite. Risparmierete al pubblico mezz’ora di sofferenza. Dio sa bene quante cose magnifiche possono succedere in mezz’ora, lui che ha creato la vita in sei giorni, non privatevi di quel prezioso tempo, create qualcosa anche voi. La vita magari, con una bella donna pronta a fare la mamma, è una buona idea più di spiegare un libro: i libri sono già fatti di parole e poi … non dovete temere nulla se avete una copertina chiara che attira i lettori.

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