intervista a Matteo Grimaldi

 
A volte capita che la passione per la lettura induca a farti scrivere o forse il seme della scrittura è già insito in noi e la lettura è solo lo stimolo che induce a farlo germogliare. Leggere molto è comunque indispensabile per chi si cimenta a scrivere un libro. E’ questo il primo consiglio dell’autore Matteo Grimaldi, di cui vi consiglio di visitare il sito
 
1) Che cosa è cambiato nella tua vita dopo la pubblicazione del tuo libro? Cosa ti ha donato questa esperienza?
Ha arricchito la mia quotidianità di incontri straordinari. È questo il ringraziamento più grande che faccio a chi mi dà l’opportunità di pubblicare. Ho conosciuto tante persone che mi hanno arricchito: dalle voci importanti della letteratura, fino a tutti coloro che incontro alle presentazioni, che leggono i miei libri, mi scrivono cercando quel confronto per me fondamentale. Non sono diventato milionario, né posso permettermi di fare solo questo, quindi, in un certo senso, la mia vita ha subito una moltiplicazione di complicazioni, però a lungo desiderate.
2) C’è sempre una prima volta, un inizio che si perde nella memoria, che cosa ti ha spinto a pubblicare?
Banalmente la proposta dell’editore. Scrivo da quando sono piccolino, a vent’anni ho provato a farlo seriamente, pensando che potesse portarmi da qualche parte. Tenevo un blog che nei mesi era arrivato a toccare picchi di 300 lettori giornalieri. Intanto scrivevo prevalentemente racconti. Me lo consigliò un editore dopo aver rifiutato il mio primo tentativo di romanzo e, col senno di poi, capisco bene il perché. È stato certamente uno dei consigli più utili, arrivato da chi di solito consigli non ne dà. Quando mi sono accorto che alcuni dei molti racconti che avevo scritto erano legati da un filo, li ho messi assieme, ho dato un titolo alla raccolta e l’ho inviata. La Kimerik mi ha proposto una pubblicazione totalmente a loro spese. Hanno creduto nel mio piccolo libro che ha venduto subito bene anche grazie agli amici della rete, raggiungendo la terza ristampa.
3) Che differenza credi ci sia tra l’autopubblicazione e la pubblicazione con case editrici?
Beh, è un po’ come chiedersi che differenza c’è fra la cacca e la cioccolata. L’autopubblicazione è una scelta che dipende solo dall’autore. Versa una cifra considerevole che va dai 3mila a toccare gli 8mila euro (ne ho sentite di ogni), e un paio di settimane dopo arriva un camioncino che scarica sul pavimento del piazzale di casa sua quintali di copie, quasi sempre realizzate con poca cura. “L’editore” c’ha già guadagnato bene con “l’investimento” dell’autore, che gli frega di realizzare un buon prodotto, mica lo deve pure vendere il libro. Considerato che non verrà profuso alcuno sforzo per la distribuzione, consiglio a chi proprio non ce la fa a non autoprodursi di recarsi da un bravo tipografo. Risparmierà moltissimo e potrà sfogliare qualcosa che assomigli a un libro.
La pubblicazione è tutt’altra cosa. È un investimento reale dell’editore che ci mette i propri soldi; tanti, pochi, conta relativamente. È uno sforzo continuo di fare il miglior lavoro possibile, perché quel libro deve vendere. È l’unico modo per rientrare nelle spese e sperare di guadagnarci qualcosina. Ogni possibilità il vero editore la sfrutta assieme all’autore. Presentazioni, fiere, passaggi in radio, tv regionali o nazionali che siano, distribuzione in libreria. Tutte cose che “l’editore” che fa pagare l’autore non considera proprio, impegnato nella ricerca del prossimo pollo da spennare. Io, all’inizio del mio percorso, mi sono ripromesso di non versare un solo centesimo e, se non avessi avuto la fortuna di trovare chi lo facesse per me, di certo non avrei mai pubblicato un libro.
4) Cosa hai fatto personalmente per pubblicizzare il tuo libro (invio del testo a riviste online e cartacee: indicare quali; presentazioni: indicare dove; creazione su facebook di una pagina fan; interviste radiofoniche presso quali emittenti ecc)?
Tutto quello che mi è venuto in mente. Indicare quali e dove sarebbe un po’ complicato, anche e soprattutto per colpa della mia memoria ballerina. Comunque sono uscite moltissime recensioni online e su riviste e quotidiani locali. Il settimanale Vero ha pubblicato un trafiletto in cui consigliava la lettura di Non farmi male. Ho organizzato eventi ovunque ho potuto, mi sono fatto un sacco di ore di treno. I miei editori mi hanno sempre sostenuto, mi viene in mente il minitour nel Veneto per lanciare Supermarket24, e poi in Puglia, l’anno scorso, per Una valigia tutta sbagliata. L’estate è ideale. Ci sono tantissime serate in giro per paesini in cui una presentazione diventa contemporaneamente l’occasione per il paese di dare alla festa un tocco di cultura, e per l’autore di raccontarsi davanti a un bel pubblico caloroso. A me di solito capita che una presentazione tira l’altra. Vuoi perché a qualcuno viene in mente di ripetere l’evento in un contesto diverso, vuoi perché il libraio di turno è amico di quell’altro libraio e allora: “Perché non ne fai una anche da noi?” e io accettavo grato e felice. Mai sottovalutare il passaparola. Ho creato una pagina fan su Facebook ( HYPERLINK “http://www.facebook.com/pages/Matteo-Grimaldi/50489647073″ http://www.facebook.com/pages/Matteo-Grimaldi/50489647073) arrivata a circa 500 iscritti. A me, che sono un autore piccolo piccolo, paiono tantissimi. Ho un sito internet: MatteoGrimaldi.com in cui tengo un blog che aggiorno con una certa quotidianità. Bisogna saperne una più del diavolo, senza mai disdegnare una possibilità in più.
5)  Quale consiglio daresti a chi sta per la prima volta affrontando il suo pubblico durante una presentazione per superare il blocco della parola?
Alle prime ero molto agitato, preparavo frasi a effetto, talvolta l’intero discorso. Poi ho capito che non serve perché la gente non chiede altro che conoscerti veramente. E allora non ho più preparato niente. Il tour di Supermarket24 l’ho fatto senza moderatore. Io e un gruppo di musicisti che alternavamo musica e parole. Mi sono moderato da solo, ed è stato un esperimento riuscitissimo che mi ha dato consapevolezza nei miei mezzi. L’importante è raccontarsi senza tirarsela, come a un tavolino davanti a una birra. Poi, un bicchierino (anche due) di Jägermeister prima di partire aiuta eccome, però io non vi ho detto niente eh
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