Intervista a Chiara Daino

 

 

http://www.chiaradaino.it/

1) Che cosa è cambiato nella tua vita dopo la pubblicazione del tuo libro? Cosa ti ha donato questa esperienza?

Un libro pubblicato rappresenta per l’autore quello che l’omeprazolo rappresenta per l’ulcera gastrica: un principio attivo, un «farmaco greco» [φάρμακον è vox media e significa sia veleno sia antidoto]. E vivo ogni volume stampato come un corpo chiaro pronto perché il lettore-paguro lo abiti e mi abiti. Scrivere è una professione che mi ha regalato nuove patologie e tendenze sociopatiche, nell’isolamento costante e totale che il Dàimon impone per tutto il periodo creativo. E controbilancia l’amore per la parola che tutto vince e tutto sopporta.

 2) C’è sempre una prima volta, un inizio che si perde nella memoria, che cosa ti ha spinto a pubblicare?

Non un «che cosa» ma un «chi». Acrobata del palco, tra Metal e Teatro, la mia scrittura era funzionale all’esibizione [lyrics, monologhi, pièce, et cetera…] e mai pensai di pagarmi l’affitto con la pagina stampata. Fino all’incontro con un autore che fece «scouting» e mi convinse a pubblicare. Così, fidandomi, mi tuffai nella prossima vita che mi aspettava – per essere vissuta.

3) Che differenza credi ci sia tra l’autopubblicazione e la pubblicazione con case editrici?

La stessa differenza che esiste tra un hobbysta e un professionista. Detto questo, conoscendo certe politiche editoriali, sono favorevole all’auto-pubblicazione nel caso dei «figli reietti», di quei libri rifiutati dalle case editrici perché “troppo sperimentali” e “per nulla aderenti al gusto del mercato”. Per chi vive di parola è consigliabile pubblicare con Lulu, ad esempio, anziché farsi truffare da ladri mascherati da editore. Tuttavia: questo discorso vale per chi non ha altre forme di reddito tranne la scrittura. L’alternare case editrici e auto-pubblicazioni è sopravvivenza per l’addetto, è sfoggio dell’ombelico per gli altri. Sarebbe come se, creando un blog, mi sentissi giustificata a definirmi webmaster. E m’impala il mulino di sempre. Oggi sono tutti scrittori. E tutti poeti, perfino Bondi [c.f.r. Bondolizer 1.0! Sic]. 

 4) Cosa hai fatto personalmente per pubblicizzare il tuo libro (invio del testo a riviste online e cartacee: indicare quali; presentazioni: indicare dove; creazione su facebook di una pagina fan; interviste radiofoniche presso quali emittenti ecc)

Generalmente, la promozione [contatti e comunicati stampa, calendario presentazioni, et cetera], è a carico dell’editore. In veste d’autore rivesto e rispolvero l’anima da attore e concerto quanti più esibizioni pubbliche possibili. Per quanto riguarda la Rete – devo ringraziare [che Ronnie James li benedica]: gli Amici e i Collaboratori che mi sostengono [creando pagina fan] e mi consigliano; gli Artisti animati dal mio stesso intento sinergetico e sinestetico [reading collettivi, duetti creativi, booktrailer, concerti,…]; il numinoso Webmaster che cura il mio sito e ogni sovrano dello spam onesto e reciproco.  Nonché: i miei 27 lettori di sempre.

 

 5)  Quali consigli daresti a chi sta per la prima volta affrontando il suo pubblico durante una presentazione per superare il blocco della parola?

Studiare, abbracciare l’altro e rubare. Nell’oggi è impensabile, per un autore, concludersi nell’eremo o nella torre d’avorio. Servono corpi carismatici e, se Natura non regala un’inclinazione naturale al contatto umano, perché non intrecciare i talenti e amalgamare alchimia con attori e musicisti? Perché non apprendere la sottile arte della Programmazione Neuro Linguistica? I «corsi di aggiornamento» sono fondamenta e fondamentali per tutti i mestieri. E la regola prima è camminare con le pupille del ladro: individuare i migliori, maestri inconsapevoli, per partire dall’emulazione. Siamo tutti debitori e tutti creditori quando sappiamo essere spugne recettive e reattive. Assimilare e rielaborare. Farsi filtro e farsi forza, sempre.

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