intervista a Carlo Martigli

 

Carlo Martigli, scrittore, giornalista, formatore e docente in comunicazione e marketing, art director, sperimenta la sua vena creativa in vari ambiti con grande successo di critica e di pubblico,  dopo 999 L’ultimo custode, tradotto in sedici lingue, a gennaio il nuovo romanzo con Longanesi.

1) Che cosa è cambiato nella tua vita dopo la pubblicazione del tuo libro? Cosa ti ha donato questa esperienza?L’emozione più grande me l’ha data il primo libro, Duelli Castelli e Gemelli, pubblicato nel 1995 da Giunti Editore con due lunghe
favore in rima dedicate a mia figlia. Quest’ultimo, 999 L’Ultimo Custode è quello che mi ha dato la possibilità di essere conosciuto
nel mondo e questo mi ha cambiato la vita, dandomi la possibilità di poter vivere facendo esclusivamente lo scrittore, che era la
passione di sempre, che coltivavo fino dai banchi del liceo. Io dico sempre che LEGGERE RENDE LIBERI, ma per quanto mi riguarda
posso anche aggiungere che SCRIVERE RENDE FELICI.
 2) C’è sempre una prima volta, un inizio che si perde nella memoria, che cosa ti ha spinto a pubblicare?

Soprattutto la voglia di comunicare agli altri ciò che penso, le mie idee e le mie riflessioni, i miei dubbi, tutto.
Ovviamente non basta avere idee o sentimenti o emozioni: occorre saperli tradurre in parole e frasi efficaci, che
sappiano arrivare al cuore e alla mente dei lettori.

 3) Che differenza credi ci sia tra l’autopubblicazione e la pubblicazione con case editrici?

Sono due cose totalmente differenti. Se per autopubblicazione si intende la voglia che una persona puà avere
di regalare agli amici qualche copia dei suoi scritti, non solo è legittima ma anche simpatica. Purtroppo ci sono
invece truffatori e imbroglioni che si definiscono editori che approfittano del desiderio che molti hanno di farsi pubblicare. E fanno loro complimenti e li invitano a pubblicare, facendo loro pagare in qualche modo il costo stesso della pubblicazione, con richiesta di
soldi spacciate per acquisto copie o schifezze del genere. Questo non è pubblicare e invito tutti a non farlo, l’editoria a pagamento
non è editoria. E’ imbroglio. Il vero editore è colui che rischia, che paga le royalties, che crede nel tuo lavoro e vi investe, pochi o tanti soldi. Questo si chiama pubblicare, il resto non è pubblicazione.

4) Cosa hai fatto personalmente per pubblicizzare il tuo libro (invio del testo a riviste online e cartacee: indicare quali; presentazioni: indicare dove; creazione su facebook di una pagina fan; interviste radiofonichepresso quali emittenti ecc)

Non ho fatto assolutamente niente per nessuno dei miei libri. Per 999 L’Ultimo Custode, sono stati bravi Chiara Moscardelli e Alex Pietrogiacomi dell’Ufficio Stampa, che hanno fatto conoscere il romanzo a tutti i media (tv e giornali). Ma è stato il tam tam della gente, cui il libro è piaciuto, che ne ha determinato il successo. Da qui ho ricevuto molti inviti da parte di librerie, di associazioni culturali, di enti, ma anche di televisioni e di radio che mi hanno ospitato, ma dire quali sono è impossibile, saranno più di un centinaio, comprese quelle nazionali. Su facebook ho poi creato un profilo dedicato ai miei fan, uno personale e uno come autore, ma come conseguenza del successo, non come causa. 

5) Quali consiglio daresti a chi sta per la prima volta affrontando il suo pubblico durante una presentazione per superare il blocco della parola?

Pensare di parlare come se si fosse a tavola, in mezzo a un gruppo di amici. Nessuno non prende la parola a tavola. Bene, il pubblico non è altro che un gruppo di amici che mangiano con te con l’unica differenza che sei a capotavola, perché gli vuoi “raccontare” qualcosa. Per essere ascoltate non occorre “farsi belli” ma solo essere sinceri e parlare liberamente, come appunto, a tavola.
Share in top social networks!

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.


*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>