
di Mariagrazia Toscano
Domenica 01 Aprile 2012 11:24
La poesia è una forma di espressione più antica del romanzo con le sue radici remotissime e le stupende pitture, che adornano ed animano le pareti delle caverne della preistoria, sono da considerarsi, non solo bellissime espressioni di arte visiva, ma primi tentativi di fare poesia, quando il linguaggio come mezzo di comunicazione fra gli uomini, era ancora ad uno stadio molto rudimentale. Da ciò possiamo assolutamente dedurre che l’uomo delle caverne, capace di elaborare colori e forme, abbia voluto tradurre in immagini, l’emozione che quei grandi animali, abitanti della sua vita, gli procuravano e forse, con quella brillante intuizione voleva che altri ne fossero partecipi.
Nell’antica Grecia, essa era ritenuta molto importante al punto che in tutte le città, si organizzavano frequentemente competizioni, alla presenza del re, a cui partecipavano poeti provenienti da ogni angolo del mondo ellenico ed ai vincitori, era destinato lo stesso trattamento, che ricevevano gli atleti trionfatori alle olimpiadi. I poeti si accompagnavano, nel corso della recitazione, con strumenti a corda e la chitarra, quasi simile alla lira, era lo strumento preferito.
Molto famoso a quei tempi, era il poeta di Corinto, Arion, il quale tra le tante, risultò vincitore di una competizione in Sicilia. Narra la leggenda che sulla nave che lo riportava in Grecia, i marinai decisi ad impossessarsi di tutti i ricchi premi da lui ottenuti, offrirono a quest’ultimo, la facoltà di scegliersi la modalità della sua morte. Egli poteva suicidarsi, quindi al ritorno in patria gli avrebbero dato sepoltura, oppure lo avrebbero gettato in mare, dove avrebbe trovata sicura morte. Chiese ai marinai, di poter cantare un’ultima canzone, prima di morire che dedicò con tanta passione ad Apollo, il dio della poesia e prontamente, attratti dalla canzone, vicino alla nave apparvero numerosi delfini ed alla fine della stessa, Arion si lanciò tra le onde, ove proseguì il suo viaggio con altri mezzi per Corinto, giungendovi prima dei marinai, che desideravano ucciderlo e lo stesso re di Corinto, non credette alla sua storia, reputandola troppo fantasiosa. I marinai, certi della sua morte, quando arrivarono a destinazione, riferirono al re che egli aveva deciso di rimanere in Italia e solo allora, costui capì, che la storia di Arion, era reale e punì con la morte i marinai.
Già in epoca arcaica, ovvero prima dei Greci, la composizione poetica era dettata da precise norme, che nel tempo hanno dato vita a veri e propri manuali ed a questa materia, è stato dato il nome di metrica, dal greco mètron. Nell’antica Grecia, Aristotele è stato colui che ha maggiormente contribuito, alla stesura di quelle norme, che con alcune modifiche sono arrivate ai nostri giorni e proprio da quel momento, la poesia ha attraversato i secoli, con alterna fortuna. Negli ultimi cento anni, non ha subito quell’evoluzione, che molte altre forme d’arte hanno avuto. La metrica non basta da sola a fare una poesia e con il suo rigido ordine, rende i versi prevedibili, limita la possibilità di espressione, rendendole a volte scontate.
In un’era segnata dalla comunicazione globale, essa dev’essere immediata, attuale nella forma e nei contenuti, non uno sterile esercizio letterario, nato per il compiacimento dell’autore, privo del “delirio divino” di cui scriveva Platone. Essa è un sogno, fatto alla presenza della realtà, ebbe a scrivere il gesuita Tommaso, è arte che si prefigge di creare un mondo reale e più umano come asseriva Andrè Maurois.
La poesia, educa al rapporto con la società, con il mondo dei valori lì dove fra gli uomini, c’è una profonda incapacità, a parlarsi dell’affetto reciproco e comporre una poesia, è come entrare in un territorio sconosciuto dove è necessario avere il coraggio a piene mani di esplorare territori proibiti, i confini dell’animo, quel suo essere ai limiti della ragione, ma è pure esperienza, amore della realtà e di noi stessi, una piccola ma grande vittoria, sulla stupidità, scoprendo che si può trovare il tutto, nel minimo e il particolare nel generale.
Non serve a fare i soldi, non può modificare gli indici economici. Essa, si trasforma in storia intima dell’anima, forse permettendo di scorgere la propria vita, o quella di un amico ed ha il particolare potere, di coltivare l’immaginazione e promuovere la comprensione tra gli esseri, essendo il nostro sguardo sulle cose del mondo ed il segreto, consiste nel guardare alle cose comuni, con un occhio diverso. Consente inoltre, di scoprire l’anima segreta delle cose che ci circondano ed è luce dei sentimenti, del pensiero e del vivere, fonte inesauribile di bellezza ed amore.
Ciascuno di noi è il protagonista, del dramma della propria esistenza. Il passato è la nostra memoria, e quest’ultima non è solo passato, ma ne costituisce l’identità stessa. Si legge e si scrive di poesia, per tener lontano il passato e prevenire il futuro, quando la gioia o il desiderio di vivere, non bastano ed ecco che allora nasce dal desiderio, dalla necessità di liberarsi dalle passioni, dall’angoscia, dall’ossessioni, dalle frustrazioni, dall’ essere uomini e dal rimorso, lì dove la sofferenza è un qualcosa di atavico, un’ansia che si spegne raramente, basta scalfire un po’ perché ritorni e scriverne può essere un gesto di autodifesa, mentre leggerne, significa tenerla a debita distanza.
Una poesia deve avere una base di verità, si deve fondare sulla diretta conoscenza della vita, pena di scrivere versi sospesi nel vuoto, deve parlare all’uomo comune, così il rumore della vita diventa incessante musica. Essa avvicina all’io più profondo ed umano, c’è follia e magia, parla a coloro che hanno tutto ed a quelli che hanno meno di niente. Evviva la poesia ed i poeti!
Fonte: Corriere Salentino Quotidiano online
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