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mag
01
2012
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I parchi letterari

I parchi letterarari sono luoghi dove è possibile rivivere le suggestioni e le esperienze che hanno ispirato i grandi autori: poeti e romanzieri “sono una specie di ossigenazione e di ritorno alla realtà prima della letteratura scaturita da una collana di momenti magici che i grandi autori ci hanno donato (Stanislao Nievo).
I parchi letterari furono ideati nei primi anni novanta da Stanislao Nievo, sono percorsi e itinerari che attraversano i luoghi di vita e di ispirazione di grandi autori della letteratura italiana. Chi non ricorda ad esempio la siepe oltre la quale Leopardi intuiva l’idea di infinito? O i paesaggi sardi dei romanzi della Deledda o la Sicilia di Verga?
Città, piazze, strade, case, paesaggi tutto ciò che è raccontato in un testo, in esso riprodotto e reso quasi un luogo ideale di memoria e di proiezione immaginativa, diventano un patrimonio culturale e ambientale da proteggere, valorizzare e rendere fruibile ai visitatori attraverso una sorta di viaggio nella letteratura e nella memoria.
In linea con le Convenzioni Unesco, i Parchi Letterari sono realizzati in vari luoghi d’Italia al fine di valorizzare e salvaguardare il patrimonio culturale e le espressioni della diversità culturale.
La letteratura oltrepassa la realtà, ma è bello provare un brivido di piacere a ritrovare i luoghi intimi, esistenziali dei nostri autori.
Per info visitare il sito

www.parchiletterari.com

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apr
23
2012
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Giornata mondiale UNESCO dedicata al Libro ed al Diritto d’Autore

Il 23 aprile si celebra l’annuale Giornata Mondiale UNESCO dedicata al Libro ed al Diritto d’Autore , è un evento patrocinato dall’UNESCO per promuovere la lettura, la pubblicazione dei libri e la protezione della proprietà intellettuale attraverso il copyright.
La giornata è celebrata dall’UNESCO sin dal 1996, nel giorno dell’anniversario della morte di tre fra i più grandi autori della letteratura mondiale (Miguel de Cervantes, William Shakespeare e Garcilaso de la Vega) e in corrispondenza della festa di San Giorgio quando in Catalogna per ogni libro venduto si regala tradizionalmente una rosa.

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apr
14
2012
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Le varie sfaccettature del romanzo fantastico

Nel genere del romanzo fantastico si possono inserire opere molto diverse per contenuti, scrittura stile. Ciò che accomuna tutti i differenti tipi è che tendono ad oltrepassare la visione consueta della realtà, quella che si presume ‘oggettiva’ , di senso comune, condivisa. I romanzi di fantascienza- per esempio quelli di Asimov-costituiscono storie e mondi inverosimili o impossibili rispetto alle conoscenza scientifiche del nostro tempo. Nel suo caso oltrepassare la realtà significa un gioco esplicito più o meno libero dello scrittore, gioco compreso e condiviso dal lettore.
La narrativa fantastica può tendere a insinuare il mistero e l’inspiegabile nel tessuto della realtà quotidiana; le vicende narrate prendono a un certo punto un apiega che fa entrare elementi stranianti, perturbanti, qualcosa che può disorientare il lettore e scompaginare la visione abituale delle cose. In Kafka questi elementi assumono l’apsetto angoscioso di un incubo da cui i protagonisti non riescono ad uscire.
Nell’opera di Garcia Marquez il fantastico assume altre sfaccettature, Nella storia della famiglia Buendia, in Cent’anni di solituidne, rimane ciò che è stato definito l’oltrepassamento della realtà ma reso con vicende e toni da parabola favolosa, come una sorta di mito genealogico poetico e fiabesco.

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apr
10
2012
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Ritrovata una biografia inedita di Italo Svevo

Le biografie sucitano sempre molta curiosità, soprattutto quando sono le prime ma se si aggiunge che non erano mai state lette prima, l’interesse diventa ancora maggiore. E’ questo il caso di ‘Una vita. Cronistoria sveviana’, una biografia di Italo Svevo scritta alla fine degli anni ’50 da una delle piu’ attive intellettuali e scrittrici della Trieste del secondo dopoguerra, Anita Pittoni: novanta cartelle dattiloscritte corredate da decine di fotografie di Ettore Schmitz e della sua famiglia – alcune delle quali del tutto inedite – di cui non si sapeva l’esistenza.
Mai pubblicata, l’opera e’ stata scoperta da un editore e bibliografo padovano da tempo trasferitosi nel capoluogo veneto-giuliano, Simone Volpato, che in passato aveva già scoperto altri preziosi manoscritti.

L’opera è ricca di dettagli e aneddoti inediti sull’autore di Zeno Le pagine di questa biografia inedita abbondano di “notizie, aneddoti, citazioni”, come scrive la stessa Pittoni a inizio di ogni capitolo, in parte raccolte dalla viva voce della moglie e della figlia- (la scrittrice, infatti, aveva libero accesso agli archivi di casa Veneziani-Schmitz grazie ai suoi rapporti per breve tempo con la moglie dello scrittore Livia e poi, più a lungo, con la figlia Letizia ) in parte prese da “appunti” sparsi lasciati da Svevo, in maggioranza tratti delle sue stesse opere e, soprattutto, dalla “Vita di mio marito”, scritta da Livia Veneziani e pubblicata nelle Edizioni dello Zibaldone dalla Pittoni nel 1950.
Questa biografia diventa importante per due ragioni: una è quella di conoscere nuovi aspetti della vita di Svevo per indagare più a fondo il legame tra la vita e la letteratura, l’altra è quella che emrge dalla interpretazione della Pittoni sull’opera di Svevo.

apr
06
2012
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Come è nata la grammatica italiana?

A tutti capita di porsi domande sul corretto modo di scrivere o di parlare, sorgono dei dubbi a volte davvero angoscianti, soprattutto se ci troviamo in ambienti istituzionali in cui sbagliare non è lecito. E forse, proprio in questi momenti ci saremo chiesti come è nata la grammatica italiana, chi l’ha inventato tutte queste regole normative. Quindi la prima domanda a cui dobbiamo rispondere è quando è nata la grammatica?
“la grammatica non nasce prima delle lingue e prima che le lingue stesse non abbiano espresso una tradizione letteraria. I grammatici, anzi, non fanno altro che formalizzare e rendere ufficiale quanto in genere si è affermato per altra via” (Marazzini, 2002). Quindi, in Italia la nascita della grammatica è indissolubilmente legata alla letteratura e, in particolare, all’opera letteraria dei tre grandi autori: Dante, Petrarca e Boccaccio che diedero al volgare dignità letteraria. Con questa affermazione si avvertì parimente l’esigenza di fissare le nuove regole sulle quali la nuova lingua si reggeva e questo fu il compito dei grammatici.
Possiamo distinguere almeno due grandi tipi di grammatiche: le grammatiche storiche e le grammatiche descrittive e/o normative. Le prime che sono anche definite grammatiche diacroniche, descrivono l’evoluzione della lingua nel tempo. Le seconde, dette anche sincroniche, descrivono lo stato della lingua in un determinato periodo storico.
Tra le prime grammatiche storiche dell’italiano (tutte scritte da studiosi stranieri), la più importante è quella del tedesco Gerardh Rohlfs, che si è occupato sia della lingua letteraria a base toscana, sia dei dialetti parlati in Italia. L’attenzione dgeli studiosi italiani verso questo tipo di studi si manifesta gli ultimi anni del XX secolo con la pubblicazione di alcuni lavori come quelli di Arrigo Castellani, e una grammatica storica più sintetica rispetto alla prima realizzata da Paolo D’Achille.
Le grammtiche sincroniche (descrittive o normative) sono quelle che si usano soprattutto per risolvere un dubbio di natura grammaticale. Le più diffuse sono quelle scolastiche, ma esistono anche quelle che offrono informazioni più complesse e dettagliate come la Grammatica di Luca Serianni e Alberto Castelvecchi.
Le grammatiche sincroniche possono essere descrittive, se si limitano a descrivere le strutture e le caratteristiche di una lingua senza esprimere giudizi sulla loro correttezza, o normative, se invece, intendono presentare unmodello di lingua, che segnali i comportamenti linguistici da seguire e quelli da evitare, perché ritenuti scorretti.
Tra le grammatiche va ricordata anche La grande grammatica italiana di consultazione diretta da Lorenzo Renzi, uno strumento rivolto agli specialisti, che studia la grammatica dal punto di vista della moderna linguistica.
Per quanto riguarda le risorse online presenti in rete riguardo a queste tematiche, segnalo il sito dell’Accademia della Crusca, http://www.accademiadellacrusca.it/in cui tra le tante sezioni
viene dato ampio spazio all’interazione con l’utente: la sezione “Lingua in rete” propone un servizio in cui una redazione di esperti esamina i problemi e le curiosità linguistiche di chi frequenta il sito, pubblicando le risposte mediante articoli, schede.

apr
01
2012
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La poesia ed i poeti sono la vera ed unica magnificenza degli dei

di Mariagrazia Toscano

Domenica 01 Aprile 2012 11:24

La poesia è una forma di espressione più antica del romanzo con le sue radici remotissime e le stupende pitture, che adornano ed animano le pareti delle caverne della preistoria, sono da considerarsi, non solo bellissime espressioni di arte visiva, ma primi tentativi di fare poesia, quando il linguaggio come mezzo di comunicazione fra gli uomini, era ancora ad uno stadio molto rudimentale. Da ciò possiamo assolutamente dedurre che l’uomo delle caverne, capace di elaborare colori e forme, abbia voluto tradurre in immagini, l’emozione che quei grandi animali, abitanti della sua vita, gli procuravano e forse, con quella brillante intuizione voleva che altri ne fossero partecipi.
Nell’antica Grecia, essa era ritenuta molto importante al punto che in tutte le città, si organizzavano frequentemente competizioni, alla presenza del re, a cui partecipavano poeti provenienti da ogni angolo del mondo ellenico ed ai vincitori, era destinato lo stesso trattamento, che ricevevano gli atleti trionfatori alle olimpiadi. I poeti si accompagnavano, nel corso della recitazione, con strumenti a corda e la chitarra, quasi simile alla lira, era lo strumento preferito.
Molto famoso a quei tempi, era il poeta di Corinto, Arion, il quale tra le tante, risultò vincitore di una competizione in Sicilia. Narra la leggenda che sulla nave che lo riportava in Grecia, i marinai decisi ad impossessarsi di tutti i ricchi premi da lui ottenuti, offrirono a quest’ultimo, la facoltà di scegliersi la modalità della sua morte. Egli poteva suicidarsi, quindi al ritorno in patria gli avrebbero dato sepoltura, oppure lo avrebbero gettato in mare, dove avrebbe trovata sicura morte. Chiese ai marinai, di poter cantare un’ultima canzone, prima di morire che dedicò con tanta passione ad Apollo, il dio della poesia e prontamente, attratti dalla canzone, vicino alla nave apparvero numerosi delfini ed alla fine della stessa, Arion si lanciò tra le onde, ove proseguì il suo viaggio con altri mezzi per Corinto, giungendovi prima dei marinai, che desideravano ucciderlo e lo stesso re di Corinto, non credette alla sua storia, reputandola troppo fantasiosa. I marinai, certi della sua morte, quando arrivarono a destinazione, riferirono al re che egli aveva deciso di rimanere in Italia e solo allora, costui capì, che la storia di Arion, era reale e punì con la morte i marinai.
Già in epoca arcaica, ovvero prima dei Greci, la composizione poetica era dettata da precise norme, che nel tempo hanno dato vita a veri e propri manuali ed a questa materia, è stato dato il nome di metrica, dal greco mètron. Nell’antica Grecia, Aristotele è stato colui che ha maggiormente contribuito, alla stesura di quelle norme, che con alcune modifiche sono arrivate ai nostri giorni e proprio da quel momento, la poesia ha attraversato i secoli, con alterna fortuna. Negli ultimi cento anni, non ha subito quell’evoluzione, che molte altre forme d’arte hanno avuto. La metrica non basta da sola a fare una poesia e con il suo rigido ordine, rende i versi prevedibili, limita la possibilità di espressione, rendendole a volte scontate.
In un’era segnata dalla comunicazione globale, essa dev’essere immediata, attuale nella forma e nei contenuti, non uno sterile esercizio letterario, nato per il compiacimento dell’autore, privo del “delirio divino” di cui scriveva Platone. Essa è un sogno, fatto alla presenza della realtà, ebbe a scrivere il gesuita Tommaso, è arte che si prefigge di creare un mondo reale e più umano come asseriva Andrè Maurois.
La poesia, educa al rapporto con la società, con il mondo dei valori lì dove fra gli uomini, c’è una profonda incapacità, a parlarsi dell’affetto reciproco e comporre una poesia, è come entrare in un territorio sconosciuto dove è necessario avere il coraggio a piene mani di esplorare territori proibiti, i confini dell’animo, quel suo essere ai limiti della ragione, ma è pure esperienza, amore della realtà e di noi stessi, una piccola ma grande vittoria, sulla stupidità, scoprendo che si può trovare il tutto, nel minimo e il particolare nel generale.
Non serve a fare i soldi, non può modificare gli indici economici. Essa, si trasforma in storia intima dell’anima, forse permettendo di scorgere la propria vita, o quella di un amico ed ha il particolare potere, di coltivare l’immaginazione e promuovere la comprensione tra gli esseri, essendo il nostro sguardo sulle cose del mondo ed il segreto, consiste nel guardare alle cose comuni, con un occhio diverso. Consente inoltre, di scoprire l’anima segreta delle cose che ci circondano ed è luce dei sentimenti, del pensiero e del vivere, fonte inesauribile di bellezza ed amore.
Ciascuno di noi è il protagonista, del dramma della propria esistenza. Il passato è la nostra memoria, e quest’ultima non è solo passato, ma ne costituisce l’identità stessa. Si legge e si scrive di poesia, per tener lontano il passato e prevenire il futuro, quando la gioia o il desiderio di vivere, non bastano ed ecco che allora nasce dal desiderio, dalla necessità di liberarsi dalle passioni, dall’angoscia, dall’ossessioni, dalle frustrazioni, dall’ essere uomini e dal rimorso, lì dove la sofferenza è un qualcosa di atavico, un’ansia che si spegne raramente, basta scalfire un po’ perché ritorni e scriverne può essere un gesto di autodifesa, mentre leggerne, significa tenerla a debita distanza.
Una poesia deve avere una base di verità, si deve fondare sulla diretta conoscenza della vita, pena di scrivere versi sospesi nel vuoto, deve parlare all’uomo comune, così il rumore della vita diventa incessante musica. Essa avvicina all’io più profondo ed umano, c’è follia e magia, parla a coloro che hanno tutto ed a quelli che hanno meno di niente. Evviva la poesia ed i poeti!
Fonte: Corriere Salentino Quotidiano online

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mar
30
2012
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Prix Sorcieres 2012

La vincitrice dell prestigioso ‘Prix Sorcieres 2012′, è la scrittrice Silvana Gandolfi nella sezione Adolescenti, con il libro ‘Io dentro gli spari’ edizioni Salani . ”Io dentro gli spari e’ uno di quei libri che affrontano il tema centrale, la mafia, senza ambiguita’. La violenza e’ la’, sempre presente. Tanto che si puo’ pensare a una Sicilia contemporanea, ma ancora legata ai suoi antichi demoni” viene evidenziato nella motivazione del premio.
Creato nel 1986 dall’Associazione delle cinquantadue librerie indipendenti specializzate in letteratura per ragazzi e dall’Associazione dei Bibliotecari francesi, il Premio vuole far conoscere e promuovere i libri che sono frutto di un autentico lavoro di creazione e condividere con i giovani lettori, dai più piccoli ai più grandi, i libri che non lasciano indifferenti e che permettono loro di crescere formando la propria personalità in modo libero e creativo.

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mar
28
2012
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Il romanzo storico

Il romanzo storico ricostruisce in maniera più o meno documentata, un periodo del passato o di particolari vicende storiche che fanno da sfondo alle vicende dei personaggi. I personaggi possono essere inventati e la loro verosimiglianza consiste nel loro adattamento all’ambiente, alla mentalità e agli stili di vita dle tempo oppure figure storiche realmente esistite o entrambi i tipi di personaggi. Nel romanzo storico, quindi, non è fondamentale la verità delle azioni svolte dai personaggi, quanto l’attendibilità della ricostruzione storica degli eventi e delle ambientazioni. La commistione tra storia e invenzione letteraria e le proporzioni variabile, dell’una e dell’altra, rappresentano quindi un aspetto fondamentale di questo genere. La storia non deve prevalere troppo, altrimenti l’opera tende alla forma cronachistica o ducumentaria piuttosto che al romanzo, l’invenzione letteraria deve essere verosimile.
Fu Walter Scott a inaugurare il romanzo storico vero e proprio per inserire narrazioni avventurose o di invenzione in un contesto credibile ( famoso il suo romanzo Ivanhoe che trasfigura il conflitto anglo-scozzese nel conflitto normanno-sassone all’epoca di Riccardo Cuor di Leone). Manzoni si ispirò al modello di Scott e lo rinnovò: i Promessi sposi ricostruiscono con rigore il conetsto storico e, per la prima volta, i personaggi della vicenda sono umili.
Dopo essere stato un genere principe del XIX secolo, il romanzo storico cambiò rispetto ai modelli ottocenteschi. Perse la dimensionde del passato storico e venne scritto in prima persona come nel caso di Addio alle armi di Hemingway oppure continuò a riferirsi a un’epoca passata e a rispettare il canone del narratore esterno, in terza persona, ma l’analisi psicologica acquistò molta più importanza, come nel Gattopardo di Lampedusa.

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mar
26
2012
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DELL’ARTE DELLO SCRIVERE. Consigli su come evitare alcuni errori comuni

Dall’esperienza ho constatato che uno degli aspetti più comuni commesso da chi scrive qualunque tipo di testo è quello di dare per sottointese alcune informazioni, e dove si trovano queste informazioni? Dove si sono fermate? Si sono fermate nella mente dello scrivente. Scrivere è diverso dalla conversazione orale che si svolge tra due persone. Sia nella comunicazione orale sia nella comunicazione scritta, ci si rivolge a qualcuno, ma, mentre nel primo caso chi ascolta può chiedere spiegazioni a chi parla, chiarimenti su concetti poco chiari , nella comunicazione scritta il lettore si trova da solo a decifrare il messaggio dello scrivente, per questo si deve essere molto precisi. Certo, nel caso di un testo narrativo la chiarezza non può trasformarsi in trasparenza, in quanto la natura della scrittura narrativa è opaca, densa di molteplici significati, ma non si deve commettere l’errore di omettere informazioni fondamentali per la comprensione del testo stesso. In altre parole, quando si scrive, si deve sempre essere consapevoli di ciò che si omette volontariamente , poiché si sta utilizzando una particolare tecnica narrativa e ciò che si omette per dimenticanza o perché si crede di averlo detto. Scrivere presuppone un grado di consapevolezza molto elevata, nessuna parola è affidata al caso, ma si lega al contesto, alle altre parole a seconda dei vari piani di analisi. Facciamo un esempio tratto proprio da questo testo, soffermiamo l’attenzione sull’ultima espressione dell’ultimo periodo: vari piani, dunque, se non specificassi a quali piani mi riferisco quando parlo, il lettore non comprenderebbe pienamente il senso della frase. Ebbene per correggermi dovrei scrivere: a seconda dei vari piani di analisi ossia morfologico, sintattico, etimologico, di significato ecc.
Un altro errore ricorrente è quello di cambiare il punto di vista della narrazione. Dominare il punto di vista non è così semplice come può sembrare in apparenza, poiché spesso si crea discrepanza tra la volontà onnisciente dell’autore, che in taluni casi si trasforma in narratore, e quella del personaggio. In altre parole bisogna stabilire fin dall’inizio e fino a che punto i personaggi conoscono della vicenda che gli vede coinvolti. Quello che bisogna chiedersi è, almeno per i personaggi principali, il personaggio sa già ciò che accadrà perché sta raccontando un’esperienza già vissuta oppure non sa quello che accadrà perché racconta le cose man mano che avvengono? Già questa è una prima differenza fondamentale. Tali aspetti in narratologia sono analizzati sotto la voce: punto di vista e voce narrante (La differenza fondamentale tra punto di vista e voce narrante consiste nel fatto che per punto di vista si intende l’orientamento ideologico o il luogo fisico o la situazione rispetto alla quale si pongono in relazione gli eventi narrativi, mentre la voce narrante si riferisce al discorso o ad altri mezzi espliciti tramite i quali gli eventi vengono comunicati al lettore. ). Per approfondirli suggerisco di consultare le mie dispense: http://pamelaserafino.altervista.org/blog/manuale-di-scrittura-creativa/
o qualunque manuale di scrittura creativa.

mar
25
2012
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Antonio Tabucchi

Antonio Tabucchi è nato a Pisa il 23 settembre 1943. Docente di letteratura portoghese nell’Università di Genova, ha tradotto in italiano l’opera di Pessoa introducendo la conoscenza di questo autore in Italia. Iniziò l’attività di scrittore nel 1975 con il romanzo “Piazza d’Italia”, cui fecero seguito varie raccolte di racconti (da citare, per il grande valore artistico, “Il gioco del rovescio” del 1981 e “Piccoli equivoci senza importanza” del 1985); ma è con i romanzi brevi che Tabucchi ottiene successo e fama a livello internazionale.
In particolare, due avranno molta fortuna, : “Requiem” del 1992 e soprattutto “Sostiene Pereira” del 1994, con cui vinse anche il premio Campiello.
Lo scrittore è morto stamattina a Lisbona dopo una breve malattia.

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